di Francesca Galluzzi

Il 17 dicembre 2010 ero in ufficio in via Manzoni.
Cadevano i primi fiocchi e tutti iniziarono a comportarsi come bambini eccitati, quella tipica eccitazione di chi vive in un posto dove la neve è merce rara.
Dopo averla ammirata dalle finestre, cominciammo a preoccuparci: ma quanta ne viene? Così piano piano tutti decisero che era meglio rientrare a casa, e si allontanarono chi in auto, chi con i mezzi pubblici.

Io e Lara, invece, eravamo venute con la bicicletta. Prendemmo la pista ciclabile del viale Gramsci, completamente bianca, pedalando lente e attente nel silenzio che solo la neve sa creare. Riuscimmo ad arrivare in sella fino a piazza della Vittoria, poi ci rendemmo conto che il manto era veramente troppo alto. Spingemmo la bicicletta fino a casa, ricoprendoci di neve dalla testa ai piedi, ma in fondo il viaggio durò poco di più del normale.

Le cose non andarono così per chi aveva la macchina o aveva preso l’autobus.

Credo che tutti abbiano ancora vive nel ricordo le avventure più incredibili, con i viali interrotti da auto e mezzi ATAF di traverso, per non parlare di chi rimase bloccato su strade provinciali o trascorse ore e ore sull’autostrada. Dei veri incubi.

In quel caso, si può dire, la bicicletta ci salvò.

Sulla bellezza della città innevata sono certa che arriveranno tante testimonianze, noi andammo in centro a piedi con i doposci, trovando situazioni indimenticabili come piazza della Vittoria tutta bianca.
Indimenticabile anche il cartello visto poi in piazza Beccaria e che purtroppo non ho fotografato:
Oh Renzi, con il sale che hai buttato non ci si condisce neanche l’insalata!

 

Foto di Luigi Ferrari