Di Alessandro Prosperi

Sono fortunato, non posso negarlo: sono una di quelle persone che va a lavorare felice. Amo stare in mezzo alla gente e ho una passione smisurate per la mia città. Cosa posso chiedere di più se non fare il postino a Firenze?

Consegnare una lettera è come far capolino nelle vite delle personeSeppur senza oltrepassare la soglia delle case, noi postini arriviamo proprio lì davanti, annusandone i profumi, guardando i colori delle vite e godendo delle espressioni sul volto di chi riceve una busta. 

Nomi insoliti, calligrafie eleganti, zerbini consumati, messaggi attaccati ai portoni di ogni genere. Persone che ci offrono il caffè o che hanno voglia di fare due chiacchiere, bambini che ci osservano e ci sorridono, altre che ci mandando a quel paese, ma vabbè, fa parte del gioco.

Tutto questo nella città che amo, vivendone gli umori, assorbendo le stagioni che cambiano, sempre coinvolto in prima persona da tutto quello che succede in città. Firenze, percorro la stessa strada cento volte e mi sembra sempre diversa. C’è sempre qualcosa di nuovo in mezzo alle solite abitudini. 

Oggi, ad esempio, tornerò in via della Casine, una delle mie preferite. 

Via delle Casine, a due passi da Piazza Santa Croce, è silenziosa e ha un buon profumo, e ha la sua storia legata saldamento alla linfa vitale di Firenze: l’Arno.

Prende il nome dall’architettura modesta e popolare delle case che qui si trovavano, abitate un tempo da pescatori e altri umili lavoratori. A differenza di adesso, prima era divisa in più tratti e un tratto,  prendeva nome di via del Renaio in onore dei renaioli, storici lavoratori del fiume, famiglie che traevano il loro sostentamento dall’Arno. 

Ma se da sempre il nostro fiume ha regalato vita, nei suoi giorni di piena ha travolto via delle Casine con estrema veemenza. Qui troviamo ben tre lapidi con l’altezza raggiunta dall’Arno nelle alluvioni del 1547, 1740 e 1844.

Non ho mai visto targhe in ricordo dell’alluvione del 1966, ma una sua testimonianza l’ho avuto la settimana scorsa, quando ho consegnato una lettera alla Parrocchia di San Giuseppe. Il parroco mi ha raccontato del diario parrocchiale in cui il vecchio Don Boretti annotava tutti i vari avvenimenti. Il suo racconto incredibile ci consente di tenere vivo il ricordo di Elide, un’anziana signora che viveva proprio al numero 3 di Via delle Casine.

 

 

Quando Don Boretti si affacciò alla finestra, vide via delle Casine trasformata in un torrente di fango. Lanciò l’allarme e tutti cercarono di mettersi in salvo, ma al numero 3 abitava Elida, un’anziana signora inferma.

Le prime grida di aiuto per trarre in salvo Elide arrivarono a un muratore vicino, che cercò di entrare nella casa gettandosi nel fango legato da una corda, ma nonostante i grandi sforzi non riuscì ad abbattere l’inferriata della finestra della donna.

L’acqua continuava a crescere. Poco più tardi arrivarono due carabinieri con una barchetta, che riuscirono a entrare nella casa dal giardino, ma anche loro non furono in grado di abbattere la porta per far uscire la donna. Il fango era ovunque, l’acqua continuava a salire e il tempo scarseggiava. 

I carabinieri, come ultimo tentativo, issarono l’anziana in cima all’inferriata della casa, legata con la prima cosa che avevano tra le mani: un lenzuolo. Ma l’Arno non si arrestò, l’acqua inondò totalmente l’appartamento.

Don Boretti restò lì tutto il tempo, confortando Elide, pregando insieme a lei, sperando che la forza della piena diminuisse almeno un po’… Ma no ci fu niente da fare, Elide morì alle 13,15 appesa a quella maledetta inferriata, inghiottita dall’acqua, dal fango e dalla nafta.  

Quando il parroco mi ha raccontato questa storia, ho sperato fino all’ultimo nel lieto fine, ma così non è stato. Firenze è anche questa. Splendore e meraviglia in ogni angolo, con segreti dall’animo nero. E’ come se ci volesse ricordare ogni giorno la  sua magnificenza, quanto sia lei a decidere. Firenze e l’Arno prima di tutti noi. 

Quando andrò in via delle Casine penserò ai lavoratori del fiume, i renaioli, che l’hanno vissuta per anni, e davanti al numero 3 mi fermerò per salutare Elide, per ricordare, perchè non venga dimenticata.

 

 

Invia il tuo ricordo

Qui accanto puoi inviarci il tuo scritto per il diario 
Vuoi inviare un video? 

CONSENSO DATI PERSONALI

I nostri social