Chi vive a Firenze presto o tardi lo impara da sé. Firenze è una città caratterizzata da piazze, ogni quartiere o quasi prende il nome dalla sua piazza principale, per darsi indicazioni si fa sempre riferimento alla direzione di una piazza in prossimità, insomma le piazze sono ovunque nei discorsi e nei pensieri dei forentini.

Conoscendo chi vi è nato, o essendoci nato come me, si impara presto, sulla propria pelle e su quella di chi ci è vicino, quanto le piazze forentine creino un senso di appartenenza quando le si frequenta assiduamente.
Nel corso della mia vita in questa città ho avuto moltissimi amori, e ahimè confesso grandi tradimenti. Si perché noi forentini siamo dei teorici del tradimento. Se si è “di” una piazza non si dovrebbe mai cambiarla.

Questo però vale per pochissimi, nel raggio di una vita intera. Si teorizza, ma prima o poi si cade in fallo.

Pensiamo ad esempio come le piazze marchino il territorio di base dei quattro quartieri principali del centro che sono oggi rappresentati in parti o colore, che danno il nome alle quattro squadre del calcio storico. Ecco, le stesse squadre hanno preso delle derivazioni in uscita dalle aree di origine, “tradendo” in qualche modo la piazza di appartenenza.

Si può vedere come un normale fenomeno di estensione urbana. E si può capire come allontanandosi dal proprio quartiere del centro storico, i rossi uscendo da Santa Maria Novella abbiano trovato una sede in Isolotto, o i verdi uscendo da San Giovanni abbiano una normale prosecuzione in Campo di Marte, ma come accettare che gli azzurri abbiano scavalcato la zona dei rossi e dei verdi per trovare una sede a Firenze Nova? Non è forse un “tradimento”? Lo dico col sorriso, io “sono” di Santa Croce.

Ecco, nella vita ho avuto più amori, un po’ grazie a una famiglia ‘nomade’ che ha cambiato quartiere più volte, entrando e uscendo più volte dal centro storico. Un po’ per uno spirito che mi ha portato ad allontanarmi e riabbracciare la mia città in più fasi, questo iter mi ha portato a conoscerle, viverle, amarne più di una.

Le prime memorie in Santa Croce, di tutte regina, la piazza ‘casa’ di noi fgli di un periodo storico in cui i bambini potevano uscire da soli, andare da soli a scuola, esporsi da soli alla vita. Un mondo con meno auto, una delle prime piazze pedonalizzate, completamente aperta e visibile allo sguardo di chiunque. Bastava che uno solo di noi avesse una casa con affaccio sulla piazza ed eravamo sempre tutti controllabili, chiunque poteva essere reperibile al telefono della casa più vicina, e allora partivano gli urli, che dovevano sovrastare le urla di noi che giocavamo, partite sudatissime e tirate, che niente, Tommaso, è tardi, ha chiamato tua madre, dice che devi rientrare a casa, in Borgo la Croce.

E poi fra le mille, San Marco e gli Uffzi, i portici degli artisti, delle chitarre e del vino, di qualche notte pirata in sacco a pelo coi clochard. Santissima Annunziata, con la sua regolarità e il suo disegno che sembra De Chirico. Brunelleschi, il pensiero politico studentesco, il vino, gli amori, qualche spinello…

Firenze è una città da scoprire incontrando le persone che abitano le sue piazze, mondi in cui si creano dei caratteri collettivi che andiamo a indagare nel puzzle che stiamo creando. Quelli delle Cure, un po’ delinquenti, ma più sinceri di chiunque altro, quelli di Piazza della Vittoria, che sono tutti una piccola famiglia, si conoscono e frequentano, sostenendosi fra di loro, anche dopo una vita.

Un sistema, Firenze, di mondi da scoprire, girando nel suo dedalo di viuzze e fnirci per caso, come in Piazza dei Donati, oppure seguire il fusso reciproco fra le due maggiormente frequentate Signoria e Duomo, per scoprire girando l’angolo la rivelazione dello splendore delle architetture che il mondo si accalca ad ammirare
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Un insieme di storie al quale speriamo vivamente che vogliate contribuire col vostro tassello di memoria personale.

Tommaso Tancredi

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