Il Diario Popolare 

Archivio della memoria collettiva

Il diario popolare è un archivio di memorie collettive costruito da cittadini che attraverso la condivisione di interviste, ricordi e documenti creano un museo dell’immateriale. 

Il Diario Popolare te lo spiega Gaia Nanni!

I vostri video, tra storie e ricordi

Moreno e il mare dei Fiorentini: l’Arno.

Leonardo e le piazze. 

Mauro e il brodo di trippa co’ i’ riso!

Gennaro andava al cinema in Via Romana 

Scritti da voi sul diario

Ora sono una sarta rifinita

 di Giulia Spalla (Fra arte e mestiere, ricordi dall’autobiografia della nonna Tosca) Io cucio da quando avevo undici anni e non ho mai smesso. La passione per cucire mi venne fin da piccola; cercavo sempre i cencini per fare i vestiti alle bambole. È stata la signora...

Due piccole storie di impresa

di Lorenzo Becattini C’è qualcosa di romantico - oltre all’idea imprenditoriale - che talvolta si rintraccia nella nascita di alcune aziende. Anche qualcosa di inevitabile, se vogliamo. Dante Nesti e Pietro Mura non si sono mai conosciuti, il primo toscanissimo...

Il curatore di gabinetti pubblici

di Bruno Ialuna Il mestiere di gabinettaia/o è sempre esistito. Fin dall’antichità. Gabinetti pubblici c’erano a Pompei, nelle antiche Atene e Roma. Donne e uomini per secoli hanno svolto questa non bellissima ma quanto mai indispensabile professione. E quanto siano...

La pomarola dell’AnnaMaria

di Carolina Pezzini Mia nonna era una pessima cuoca. Pessima proprio nel senso di pessima.  Le ho visto bruciare padelle, annerire coperchi, lasciare bricchi d’acqua sul fuoco per ore fino a farla evaporare e credo da piccola di averle anche salvato la vita, spengendo...

Tortelli crudi al ragù di caffellatte e biscotti

di Giovanni Grossi Tutti gli anni più di una volta all'anno faccio un piccolo viaggio in bici nel Mugello partendo da casa mia a Campi. Vado a trovare il babbo e la mamma nelle strade dove loro hanno pedalato da ragazzi felici e spensierati quando, nell'immediato...

Lo spezzatino del Pelliccia, molte patate e poca ciccia

Ricordi culinari dall’autobiografia della nonna Tosca di Giulia Spalla Io da piccola mangiavo poco, ero uggiosa; mi piacevano solo gli affettati, quelli tutti. Quando andavo dal dottore, lui diceva alla mia mamma: “Mettili dei bocconcini sulla seggiola, un po’ di pane...

Gli odori di Firenze

di Lisa Parrini Il Covid mi ha tolto l’olfatto, ma non la memoria degli odori della mia infanzia. Per un decennio, da metà anni ’70, per tre volte a settimana prendevo con mio nonno l’autobus n. 1 che da casa ci portava in piazza Antinori, all’inizio di Via...

Paolo Rossi, il Billy ed il profumo delle margherite. Il cibo da Stadio a Firenze negli anni ’80

  Di Riccardo Bartolini    “ Rossi, sarà un’altra battaglia?” “ Si e mi pare sia già cominciata” Sono le prime parole del servizio della Domenica Sportiva del 27 Novembre 1983 su Fiorentina- Juventus.  I due gridano nel microfono per farsi sentire nel...

Il Sugo Scappato di nonna Dina

di Elisa Giovannini La mia nonna Dina, Angiolina all’anagrafe, ha sempre fatto un pessimo sugo di carne. Era una brava cuoca per carità, ma il sugo proprio non le scatenava nessun tipo di sentimento. Era probabilmente l’unica nonna mugellana, vissuta a Firenze, a non...

Roventino o migliaccio: legami di sangue. 

di Dino Secchi I legami più veri e importanti non sono necessariamente di sangue, anzi spesso nel nostro percorso di vita facciamo incontri che la vita ce la cambiano per sempre. In questo caso il legame con il sangue è quanto mai vero e ne deriva una ricetta...

“La memoria è il diario che ognuno porta sempre con sé”

Perchè

L’idea di un diario nel quale raccontarsi ci è venuta in una sera d’estate, in cui i racconti di vite, di luoghi e di esperienze, si sommavano a molte risate, qualche nostalgia e una buona dose di volontà di non perdere ciò che ciascuno di noi aveva raccolto, e stava gelosamente conservando nella propria memoria. Ma molte altre memorie oltre alla nostra avevano l’esigenza di essere conservate, memorie che non riguardano grandi fatti storici, o cambiamenti epocali, ma che in realtà racchiudono, proprio nella propria intima bellezza, ciò che tutti noi siamo, ciò che una comunità è stata, è e le potenzialità che ha di poter comprendere, grazie a quelle memorie quotidiane, ciò che sarà.

Da questa consapevolezza nasce questo progetto, perché le memorie di chi ci circonda non spariscano, perché i racconti di una città, di una comunità possano essere condivisi, come meritano, perché lo straordinario e variegato patrimonio immateriale che si tramanda spesso oralmente, fino a perdersi, ad un certo punto per sempre, possa trovare in questo luogo la sua piazza, una piazza aperta, condivisa, sorridente, piena di voglia di ascoltare e raccontare, perché nulla vada perso.

 

Per patrimonio immateriale si intende tutto ciò che riguarda la storia sociale, antropologica e artistica di una comunità, tale patrimonio riguarda ogni aspetto della vita sociale: cibo, musica, arte, sport, racconti tramandati oralmente. L’idea, assolutamente necessaria per le comunità, sia per quelle non ancora totalmente inghiottite dal consumismo e dalla globalizzazione, sia per quelle che invece combattono con una crisi identitaria, che sempre più spesso sfocia in fenomeni di razzismo e chiusura, è quella che sia imprescindibile riconoscersi in un’identità e in una storia comunitaria, proprio per essere poi in grado, tramite il riconoscimento di noi stessi, di riconoscere gli altri, le differenze, di accettarle e comprenderle in maniera profonda e costruttiva, riconoscendo anche le radici comuni, fatte spesso di usi e costumi quotidiani, sonorità, ricordi.

La nascita del Diario Popolare si pone la finalità di raccogliere le testimonianze di piccole e grandi storie, ricordi, aneddoti, per non perdere pezzi importanti della storia popolare della città e della Regione.

 

Il coinvolgimento delle associazioni, delle scuole e di tutti i cittadini che vorranno condividere con noi la loro storia sarà fondamentale, in modo da non tralasciare nessuno dei potenziali interlocutori capaci di raccontare storie non solo del passato, ma anche del presente della città.

Un progetto di questo genere ha le sue ragioni intrinseche solo se la riscoperta e la capacità di trasmettere ciò che fino ad oggi è stato perso con la memoria o la scomparsa del suo proprietario, avviene su una scala molto ampia. Partendo da realtà piccolissime permette una relazione di vicinanza fisica con persone e cittadini, che saranno così portati a condividere la loro memoria, sentendosi ascoltati e partecipi, nel tentativo di trasformare quel ricordo in un archivio di esperienza collettiva, non statico ma utile per il territorio e per i territori, non per trincerarsi nel passato, ma perché quelle esperienze possano essere base per la costruzione di un futuro.

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